Negli ultimi anni è emerso un crescente interesse per il ruolo del microbiota intestinale e genitale nella patogenesi dell’endometriosi. La disbiosi, ovvero l’alterazione della normale composizione microbica, è stata associata a un microambiente pro-infiammatorio e a una disregolazione immunitaria e ormonale, elementi chiave nello sviluppo e nella progressione della malattia.
In particolare, l’attività della β-glucuronidasi (GUS) prodotta da specifici batteri intestinali favorisce la deconiugazione degli estrogeni nella circolazione enteroepatica, determinando un incremento dei livelli sistemici di estrogeni, condizione favorevole alla proliferazione delle lesioni endometriosiche. Contestualmente, endotossine batteriche come il lipopolisaccaride (LPS) possono attivare la via infiammatoria TLR4/NF-κB, aumentando la produzione di citochine pro-infiammatorie e favorendo il reclutamento di cellule immunitarie alterate nel microambiente endometriale.
Recenti evidenze hanno inoltre individuato la presenza di Fusobacterium nucleatum nel tessuto endometriale di pazienti con endometriosi, suggerendo un potenziale ruolo patogeno diretto di specifici batteri nella formazione e progressione delle lesioni. Ulteriori fattori aggravanti della disbiosi sono rappresentati dall’esposizione a endocrine-disrupting chemicals (EDCs), capaci di ridurre la biodiversità microbica e alterare la barriera intestinale.
Alla luce di queste evidenze, la modulazione dell’equilibrio del microbiota mediante l’uso di probiotici, prebiotici e metaboliti microbici emerge come possibile strategia adiuvante nella gestione dell’endometriosi, con l’obiettivo di ripristinare l’equilibrio microbico e contenere l’infiammazione cronica.
Macro e micronutrizione nella paziente affetta da endometriosi
La nutrizione svolge un ruolo determinante nella gestione dell’endometriosi. Numerosi studi dimostrano come specifici nutrienti e modelli dietetici possano modulare il microambiente infiammatorio, l’espressione genica e il microbiota intestinale, contribuendo così al controllo della sintomatologia e alla qualità di vita delle pazienti.
Sul piano dei macronutrienti, una dieta ricca di grassi saturi e zuccheri raffinati favorisce la produzione di citochine pro-infiammatorie, mentre l’apporto di acidi grassi omega-3, fibre e polifenoli ha dimostrato effetti antinfiammatori e di supporto all’equilibrio del microbiota. I short-chain fatty acids (SCFAs), derivati dalla fermentazione delle fibre da parte della flora intestinale, possiedono proprietà immunomodulanti e antinfiammatorie, inibendo l’attivazione dell’inflammasoma e la produzione di TNF-α.
Tra i micronutrienti, vitamina D, vitamina E, curcumina, magnesio e selenio si distinguono per il loro ruolo antiossidante e per la capacità di modulare vie epigenetiche implicate nei processi infiammatori. È inoltre emersa l’importanza della nutrigenomica, che studia l’influenza dei nutrienti sull’espressione genica e sui meccanismi epigenetici come la metilazione del DNA e le modifiche istoniche, offrendo nuove prospettive per un approccio nutrizionale personalizzato.
In questo scenario, un approccio nutrizionale personalizzato basato su una dieta volta a ridurre gli alimenti pro-infiammatori, costruita sulle caratteristiche individuali e supportata dalle moderne scienze omiche — nutrigenomica, microbiomica e metabolomica — rappresenta una strategia efficace e promettente nella gestione integrata dell’endometriosi, capace di intervenire sui meccanismi biologici alla base della malattia.